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Ma vi pareva che non ci attirasse un luogo definito tra i più orridi delle Alpi Apuane? Abbiamo atteso a lungo il momento più opportuno perché, date le caratteristiche del percorso, volevamo far bene questa escursione, in sicurezza e in condizioni ottimali. E’ per questo che, già messa in programma, era stata più volte rimandata.
Ma questa volta è la volta
buona, e la fortuna ci ha assistito e messo del suo.
Andiamo di lunedì, comunque
festivo, il che favorisce la partecipazione di Emilio e del Custa,
gli altri sono Alfredo, Anna Rita ed io.
La levata è quasi “da quelli
boni”, alle 6 e 15 (con i soliti 15 min. fisiologici di ritardo per
saluti e trasbordi vari), partiamo da Ponte a Elsa (Empoli).
Viaggiamo in superstrada fino a Pisa, poi in autostrada fino a Massa.
Intanto dall’autostrada vediamo il lento fare del giorno e tramontare
il faccione di una luna quasi piena dietro le montagne liguri.
Attraversando la città chiediamo
informazioni per una buona pasticceria, ce ne viene segnalata una,
degna dell’attributo, nei pressi del teatro, che è anche di strada.
Abituale ritocchino alla colazione casalinga e via, verso Resceto,
dove arriviamo alle 8 e 10 e, parcheggiato nella piazzetta
soprastante il paese, ci caliamo negli scarponi e alle 8 e 15
partiamo, dalla quota 485 mt. del paese.
La giornata è limpida, l’aria è
frizzante, la temperatura è intorno allo zero. Abbiamo lasciato
Empoli spazzato da una gelida tramontana, ma secondo i nostri calcoli
è possibile (nonché auspicabile) che durante il percorso si sia
riparati, in quanto saremo in un canalone sul versante marino delle
Apuane.
Dal parcheggio scendiamo le
scalette del paese, alcune donne del luogo, intente a rassettare
davanti le loro case, ci indicano il percorso e ci invitano a
prestare attenzione perché c’è la gelata.
Sceso il paese attraversiamo il
greto asciutto del Canale di Resceto, ben evidente su un masso è
infissa una targhetta metallica del CAI che indica il segnavia 165.
Imbocchiamo il
Canale dei
Piastriccioni tenendosi sul lato destro; il sentiero è
praticamente uno stradello che attraversa piccoli orti e ricoveri di
animali.
Sarà per fascino o
disattenzione, ma ci ritroviamo a risalire il fondo del canale,
abbandonando il sentiero, fino ad allora segnato. Saliamo bene, senza
difficoltà, ci accorgiamo dell’errore solo quando vediamo alto su di
noi il ponte in longarine della vecchia via di lizza. Dal punto in
cui siamo è impossibile riportarsi immediatamente sulla via di lizza,
quindi continuiamo a salire lungo il greto, fino a quando si fa
troppo erto e siamo costretti a risalire lateralmente con dei
passaggi per niente comodi.
La fortuna ci assiste perché
ritroviamo il sentiero segnato appena prima di una deviazione sulla
destra, che lo porta a lasciare il canale principale, che noi avremmo
invece seguito continuando a risalirlo.
Segutiamo quindi per il sentiero
segnato che sale scalettato nella roccia e ci conduce per il canale
adiacente; la temperatura è decisamente fresca, sull’erba si sono
formate e persistono stalattiti di ghiaccio.
Più in alto troviamo prima una
deviazione sulla sinistra, il segnavia 164 che porta al
Rifugio Conti, poi ancora più in alto, seguendo le resta della
vecchia via di lizza, troviamo la deviazione, questa volta sulla
destra, per il segnavia 160 che porta alla Cava Bagnoli.
Voltandosi indietro ci stupiamo
della particolare visibilità e bellezza di questa giornata, il mare è
limpido, la Liguria sembra di toccarla, si vedono le isole. La
temperatura è ancora intorno allo zero, e sinceramente non ci
dispiace, anzi ci sembra ideale per una continua salita, anche
impegnativa, come quella che stiamo facendo. Le previsioni poi si
rivelano giuste, non c’è vento, insomma si sta bene.
Un breve tratto è attrezzato con
cordino metallico, anche se attualmente non stabile e poco affidabile
ma comunque di aiuto, poi una pettatina più ripida attraverso un
boschetto ci porta ad un pianetto dove si trova il rudere di un
fabbricato denominato La Selvarella (q. 1280 m.), a suo tempo
utilizzato dai cavatori.
Sopra di noi adesso c’è solo la
montagna, il versante ovest dell’Alto di Sella, glabro e
appena interrotto da qualche masso affiorante o da qualche vecchia
cava. Il grigio della roccia, il giallo intenso dell’erba secca e
l’azzurro del cielo, il tricolore autunnale delle Apuane.
Riprendiamo a salire, il
sentiero adesso è la vecchia via di lizza, dapprima appena visibile
sotto i detriti che ormai la ricoprono quasi per intero, ma ad un
tratto ben evidente e ben conservata. Il gioco prospettico ce la fa
apparire esageratamente ripida, con l’infinito sullo sfondo. Sarà il
fascino o l’aria fresca, ma la saliamo tutto sommato senza troppa
difficoltà grazie soprattutto al buon fondo della massicciata che ci
consente di modulare a proprio piacimento il passo. Mi facilito il
recupero di ossigeno facendo frequenti pause per scattare foto.
In breve arriviamo sotto alle
Cave Cruze e al vecchio fabbricato, anch’esso rifugio dei
cavatori. Facciamo una breve pausa (io breve, gli altri lunga perché
hanno aspettato il mio arrivo!!!).
Quando gli altri ripartono io
sono di nuovo attardato, ma ho quasi due chili tra reflex e zoom e
qualche soddisfazione me la voglio togliere. Il Sagro è di
fronte a noi, Capraia, Gorgona, Palmarola, La Spezia, nella
foschia la sagoma (ci sembra) della Corsica, e sicuramente (anche se
in foto non rende) le cime delle Alpi Liguri!!!.
Mi sdebito dei miei ritardi
facendo notare ai colleghi che il sentiero che hanno appena imboccato
è sbagliato. Infatti sono andati a sinistra del fabbricato per un
sentiero segnato e attrezzato con un cordino d’acciaio che si
mantiene in quota e aggirando uno spuntone di roccia sembra puntare
diretto verso il Rifugio Conti da sotto la vetta della
Focoletta. Il sentiero nei nostri programmi invece parte anch’esso a
sinistra del fabbricato, ma sale subito ripido verso la cresta.
Anch’esso è segnato, in 5 minuti raggiungiamo la Focetta
dell’Acqua Fredda (q. 1600 m.).
Quando ci affacciamo alla foce
sembra come aver aperto il finestrino di un aereo in volo. L’aria è
gelida e il forte vento di tramontana ci sferza la faccia e si
insinua tra i vestiti. Ma lo spettacolo è ugualmente stupendo,
l’altro versante della Garfagnana e le cime appenniniche innevate ci
appaiono nitide in uno spettacolo da cartolina, benché per il freddo
mi sembra il caso di sorvolare sulle foto.
Percorriamo per un breve tratto
la cresta, poi scendiamo qualche per decina di metri sul versante
garfagnino fino a ritrovare il sentiero che sale da Arnetola,
seguendo il quale risaliamo a valicare in tutta fretta il Passo
Tambura (q. 1620 m.) per riportarsi sul versante marino riparato
dal vento (ore 11,45).
Nel luogo indicato come Le
Tecchiacce ammiriamo le stalattiti di ghiaccio, poi in breve
raggiungiamo il Rifugio Conti (q. 1420 m.) purtroppo chiuso
per un periodo di ferie (ore 12,15).
Fine della prima parte. Ci
sistemiamo ai tavoli esterni del rifugio e consumiamo il pasto,
scambiandoci assaggi delle varie sostanze destinate
all’alimentazione. Il sole bacia i belli (modestamente), ma fa fresco
comunque. Il panorama è stupendo anche se si è già alzata un po’ di
foschia. Non indugiamo oltre, si sta gelando lentamente, alle 13 e 15
prendiamo la via del ritorno.
La discesa è per la Via
Vandelli (segnavia n. 35), sappiamo che sarà lunga, ma la
pendenza è costante e ben camminabile.
A questo punto è d’obbligo un
ringraziamento a chi si sta prendendo cura della vecchia Strada del
Duca, in gran parte già restaurata e con ulteriori cantieri di
restauro in corso.
Ormai l’escursione volge al
termine, scendiamo di quota velocemente, tornante dopo tornante, fino
al Canale del Pianone, poi il sentiero diventa uno stradello
ed in breve siamo di ritorno al piazzale di Resceto quando sono le
ore 15,00.
La prova è superata, ci avanza
anche un poco di tempo che avevamo messo da parte per imprevisti che
fortunatamente non ci sono stati (fortunatamente, perché di solito
gli imprevisti non sono piacevoli).
Decidiamo di concederci un caffè
e un dolce a Pietrasanta, città che, per quel poco che visitiamo, si
offre subito interessante. Quindi il ritorno a casa.
Da dietro le Apuane sorge la
Luna piena, enorme e perfettamente rotonda, la stessa Luna che
avevamo visto tramontare la mattina. Spettacolo nello spettacolo di
un’altra escursione sulla Alpi Apuane.
Monti |
|
| Denominazione | Altitudine |
|
Monte Tambura |
1889 m |
|
Monte Marmagna |
1851 m |
|
Monte Orsaro |
1830 m |
|
Monte Pizzo d'Uccello |
1781 m |
|
Monte Sagro |
1749 m |
|
Monte Spiaggi |
1549 m |
|
Monte del Giogo |
1518 m |
| Monte Borgallo | 1127 m |
| Passi e valichi | |
| Denominazione | Altitudine |
| Passo della Cisa | 1039 m |
| Passo dl Cerreto | 1281 m |
| Passo di Lagastrello | 1200 m |
| Passo del Brattello | 953 m |
| Passo del Cirone | 1255 m |
| Passo del Vestito | 1009 m |
| Passo della Focolaccia | 1809 m |
| Passo dei Due Santi | 1392 m |
